Cittadino dell'Italianistan anno 2010
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Una parte per insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte per interesse e tornaconto personale. La maggioranza si rendeva naturalmente conto delle sue attività criminali, ma preferiva dare il suo voto al forte piuttosto che al giusto. Purtroppo il popolo italiano, se deve scegliere tra il dovere e il tornaconto, pur conoscendo quale sarebbe il suo dovere, sceglie sempre il tornaconto. Così un uomo mediocre, grossolano, di eloquenza volgare ma di facile effetto, è un perfetto esemplare dei suoi contemporanei. Presso un popolo onesto, sarebbe stato tutt'al più il leader di un partito di modesto seguito, un personaggio un po' ridicolo per le sue maniere, i suoi atteggiamenti, le sue manie di grandezza, offensivo per il buon senso della gente e causa del suo stile enfatico e impudico. In Italia è diventato il capo del governo. Ed è difficile trovare un più completo esempio italiano. Ammiratore della forza, venale, corruttibile e corrotto, cattolico senza credere in Dio, presuntuoso, vanitoso, fintamente bonario, buon padre di famiglia ma con numerose amanti, si serve di coloro che disprezza, si circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, di profittatori; mimo abile, e tale da fare effetto su un pubblico volgare, ma, come ogni mimo, senza un proprio carattere, si immagina sempre di essere il personaggio che vuole rappresentare"
Il testo è di Elsa Morante, una tra le più importanti autrici di romanzi del dopoguerra, nata nel 1912 e morta nel 1985. Lo scritto risale al 1945, è intitolato Il "Capo del Governo" ed è contenuto in Pagine autobiografiche postume, pubblicato in "Paragone Letteratura" n.456 del febbraio 1988. Etichette: crisi, Diritto, Giustizia, Ingiustizie, Libertà, politica, Storia
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Grazie ai politici italiani per il nuovo record di 1753 miliardi di euro di debito pubblico al luglio 2009. Avete schifosamente indebitato i giovani e le nuove generazioni. Alleggeriti da un sistema mafioso di cui ho già parlato, non ci resta che ballare aspettando che ve ne andiate.
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Sciretti Alberto con i faggi piangenti descritti da Mauro Corona
Nelle sere d'autunno, quando la solitudine comincia a pesare e l'ombra dell'inverno s'avvicina, mi reco spesso in quel luogo e sto seduto per ore, sul margine tranquillo della via, ad ascoltare l'incredibile lamento dei faggi piangenti.
Vajont è terra di fede. Il capitello a Casso con sullo sfonto la frana. Un targa riporta "Resisteva all'onda. 9 Ottobre 1963"Etichette: Ambiente, Disastri ambientali, Dolomiti, Ecologia, emozioni, Erto, Frana, Giustizia, Ingiustizie, Mauro Corona, Monte Toc, Natura, Sciretti Alberto, Tragedia, Vajont
Il 18 gennaio 2008 Cuffaro era stato dichiarato colpevole di favoreggiamento semplice nel processo di primo grado per le 'talpe' alla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo. La sentenza di primo grado aveva condannato Cuffaro a 5 anni di reclusione nonché all'interdizione perpetua dai pubblici uffici. Ad oggi ricopre la carica di Senatore della Repubblica Italiana e Membro della 5ª Commissione permanente (Bilancio), Membro della 8ª Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni), Membro della Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi e Vice Segretario dell'Udc dal 24 febbraio 2009 è membro della Commissione di Vigilanza Rai;

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L' "Avvenire", il quotidiano dei vescovi italiani, si è schierato contro l'interruzione delle cure ad Eluana Englaro. L'immagine qui riportata è la prima pagina dell'Avvenire di Venerdì 14 Novembre 2008; l'immagine di sfondo sta a rappresentare la Giustizia italiana ed il titolo è "Condanna a morte per Eluana". Visto che durante tutta la mia vita il mio destino mi ha portato a studiare la Storia e quindi ho dovuto prendere atto tra gli innumerevoli episodi storici che in questo momento non è possibile citare tout court
Visto che l'Avvenire in un ottimo esempio di bipensiero orwelliano si può permettere liberamente di accusare la giustizia italiana di omicidio, allora ho pensato per la par condicio di predisporre anch'io una mia prima pagina ideale:
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Una mazza da baseball è un'arma pericolosissima in grado di uccidere all'istante e di spappolare il capo di una persona. Nella foto alcuni neofascisti armati di mazze tricolori a Piazza Navona negli scontri del 29/10/2008
60 anni fa' questo paese, ebbe bisogno di un intervento chirurgico esterno per asportare un male, il fascismo, che aveva conquistato quasi l'intera società, ormai priva degli anticorpi per guarire. 60 anni dopo questo scempio di vite ed ideali, dall'abissino ucciso all'onorevole Matteotti, spavaldi neofascisti hanno fatto arrivare a piazza navona un camion con decine di spranghe e mazze da baseball con il tricolore in grado di fare ragionare gli studenti (la maggior parte di centro-sinistra) che manifestavano contro i provvedimenti del governo (di centro-destra) sulla Scuola ed Università. Questa è l'ennesima e GRAVISSIMA nuova vergogna italiana. Un rigurgito neofascista, che già attraversa tutte le curve degli stadi di calcio, che è penetrato anche nelle partite di calcio della nazionale italiana e che ora approda senza più timori reverenziali anche nella storica piazza Navona. Così la società incomincia ad accettare l'operato di questi "bravi" ragazzi (quello che fanno son ragazzate), incomincia quel processo di accettazione psicologica del più forte e prepotente. La mazza psicologica. Nel prossimo filmato si può notare come le forze dell'ordine, parlino con alcuni elementi che brandiscono le mazze da baseball come se si conoscessero, invitandoli a defilarsi ed ad andare via, prima che fossero obbligati dall'evidenza all'arresto. Una eventuale connivenza gravissima la lascio al giudizio delle vostre coscienze e della vostra onestà intellettuale, poichè la verità è ovunque anche dove la si neghi, al di là di quello che possa dire io o che possiate dire voi.
Francesco neofascista con una mazza tricolore in mano grida "Tutti in linea, nessuno passa, nessuno passa, NON SIAMO QUI PER PROVOCARE (ecco un bell'esempio del cosiddetto bipensiero orwelliano: con la mazza in mano, grida che non vuol provocare..). Pochi minuti dopo i gravi scontri un poliziotto rivolgedosi a Francesco, che non giace a terra arrestato come i suoi compagni neofascisti, gli dice "Levati Francesco, vai via vai via" E Francesco allora a braccia spalancate grida come a proteggerli e ad informare i poliziotti "Questi qua sono i miei ragazzi, questi qua sono i miei ragazzi, ... lo sapete, la conoscete la situazione.."
ABBIAMO DIRITTO DI SAPERE:
1. Chi è questo Francesco e perchè è conosciuto dalle forze dell'ordine che gli dimostrano un trattamento di favore se non sudditanza.
2. Chi è il poliziotto che lo chiama per nome e quali sono i suoi rapporti con questo Francesco.
3. Qual'è la situazione conosciuta dalle forze dell'ordine a cui allude questo Francesco.
L'apologia del fascismo è in Italia un reato, come sancito dalla Legge Mancino 20 giugno 1952, n. 645 “Norme di attuazione della XII disposizione transitoria e finale (comma primo) della Costituzione” che all'art. 1 recita: "si ha riorganizzazione del disciolto partito fascista quando una associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista". Mentre l'art. 4: "Chiunque fa propaganda per la costituzione di una associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità indicate nell'articolo 1 è punito [...]"
Io condanno qualsiasi tipo di estremismo sia di destra che di sinistra. Proprio per questo le menzogne di Studio Aperto (come sempre) sulla vicenda mi fanno rabbrividire; Studio Aperto è forse la punta dell'iceberg della vergogna del giornalismo italiano televisivo: parlano genericamente di scontri tra studenti senza mostrare o menzionare neanche le mazze da baseball con il tricolare brandite dai mazzieri, che tristemente ricordano episodi di squadrismo fascista che hanno portato questo paese alla rovina. Le mazze da baseball, in grado di spappolare la testa di una persona, sono un dettaglio che non deve essere raccontato.
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Uno dei più celebri ponti di Venezia, il Ponte dei Sospiri. Il suo nome è ingannevolmente romantico, in realtà non ha niente a che vedere con i sospiri degli innamorati che si fanno fotografare in gondola nel canale sottostante. Ebbe questo soprannome nell'Ottocento, poiché si immaginava che i prigionieri che di qui transitavano andando dai tribunali ospitati in Palazzo Ducale alle prigioni, guardando fuori la meravigliosa veduta sulla laguna e sull'isola di S. Giorgio, sospirassero sapendo che molto probabilmente non avrebbero mai più rivisto la luce del sole.
Veduta da una fenditura di una prigione.
F. Guardi, L'incendio di Santa Marcuola (1789)
- Addì 11 gennaio (1822), verso le 9 del mattino, Tremerello coglie un'occasione per venire da me, e tutto agitato mi dice:“Sa ella che nell'isola di San Michele di Murano, qui poco lontano da Venezia, v'è una prigione dove sono forse più di cento carbonari?” [...] “Sono il custode delle carceri di San Michele, dov'ella dev'essere tradotta.” Il custode de' Piombi consegnò a questo i denari miei, ch'egli avea nelle mani. Dimandai ed ottenni la permissione di far qualche regalo a' secondini. Misi in ordine la mia roba, presi la Bibbia sotto il braccio, e partii. Scendendo quelle infinite scale, Tremerello mi strinse furtivamente la mano; parea voler dirmi: "Sciagurato! tu sei perduto".Uscimmo da una porta che mettea sulla laguna; e quivi era una gondola con due secondini del nuovo custode. Entrai in gondola, ed opposti sentimenti mi commoveano: - un certo rincrescimento d'abbandonare il soggiorno dei Piombi, ove molto avea patito, ma ove pure io m'era affezionato ad alcuno, ed alcuno erasi affezionato a me, - il piacere di trovarmi, dopo tanti mesi di reclusione, all'aria aperta, di vedere il cielo e la città e le acque, senza l'infausta quadratura delle inferriate, - il ricordarmi la lieta gondola che in tempo tanto migliore mi portava per quella laguna medesima [...] Volgendo tai pensieri, giunsi a San Michele, e fui chiuso in una stanza che avea la vista d'un cortile, della laguna e della belle isola di Murano. [...] Scendemmo la magnifica scala de' giganti, ci ricordammo del doge Marin Faliero, ivi decapitato, entrammo nel gran portone che dal cortile del palazzo mette sulla piazzetta, e qui giunti voltammo verso la laguna. A mezzo della piazzetta era il palco ove dovemmo salire. Dalla scala de' giganti fino a quel palco stavano due file di soldati tedeschi; passammo in mezzo ad esse.Montati là sopra, guardammo intorno, e vedemmo in quell'immenso popolo il terrore. Per varie parti in lontananza schieravansi altri armati. Ci fu detto, esservi i cannoni colle micce accese dappertutto. [...] Il capitano tedesco gridò che ci volgessimo verso il palazzo e guardassimo in alto. Obbedimmo, e vedemmo sulla loggia un curiale con una carta in mano. Era la sentenza. La lesse con voce elevata. [...] Regnò profondo silenzio sino all'espressione: condannati a morte. Allora s'alzò un generale mormorio di compassione. Successe nuovo silenzio per udire il resto della lettura. Nuovo mormorio s'alzò all'espressione: condannati a carcere duro, Maroncelli per vent'anni, e Pellico per quindici. [...] La partenza fu nella notte tra il 25 ed il 26 marzo. [...] Uno sbirro c'incatenò trasversalmente la mano destra ed il piede sinistro, affinché ci fosse impossibile fuggire. Scendemmo in gondola, e le guardie remigarono verso Fusina.
Riporto qui di seguito alcuni passi notevoli, che ho trovato nel corso della lettura.
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Nel prossimo video, con Federico ormai morto ed accasciato sull'asfalto si sente distintamente un poliziotto dire "eh, sono l'unico che ha il portafoglio" (di federico) e poi una fragorosa risata.
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Da questi due fatti oggettivi, e quindi non confutabili dalla accusa e dalla difesa, credo che nascano delle considerazioni spontanee. Possibile che 4 agenti siano costretti ad usare e quindi a rompere dei manganelli sulla testa di un 18 enne disarmato pur di immobilizzarlo? La cultura del manganello, è l'unica parola della polizia? Se 4 poliziotti sono costretti a usare il manganello per immobilizzare un giovane disarmato, non è meglio che cambino mestiere? Non mi risulta che nessuno dei 4 polizziotti abbia riportato alcuna contusione. Ipotizziamo anche che Federico, fosse in preda ad una crisi a causa delle droghe che pare avesse assunto, il comportamento di 4 professionisti delle forze dell'ordine è quello di rompergli 2 manganelli sulla testa? E poi, possibile che la morte di un ragazzo di 18 anni, una giovane vita spezzata, dia la possibilità ad un poliziotto a pochi metri dal corpo esamine di ridere in modo fragoroso dopo una battuta di un collega? No, davvero, la madre di Federico ha ragione a gridare che qualcosa in questa faccenda davvero non torna.
Federico, alla sera andava a distribuire le pizze per non gravare troppo sull'economia della famiglia. Meritava uno Stato che funziona, che capisce i giovani e le loro problematiche (alle 5 del mattino purtroppo è pieno di giovani impasticcati che ritornano a casa, ed il manganello non è il modo per dialogare con loro) e che punisce in modo trasparente chi tra i suoi rappresentanti compie abusi di potere. Anche nella sventurata ipotesi che Federico cantasse e sbraitasse in preda a sostanze dopanti, che fosse aggressivo o manesco (come riportano le fonti della polizia), resta il fatto che Federico era disarmato, e quindi i lividi sul suo volto, il suo sangue, sono le immagini di un omicidio.
La madre di Federico nel suo Blog dice tra le tante cose "Si pensi che la macchina della polizia contro la quale si sarebbe fatto male mio figlio, non è stata sequestrata ed è stata lavata e riparata sottraendola all’esame dei periti del GIUDICE. Si pensi che i manganelli rotti sul corpo di mio figlio non sono stati sequestrati ma sono stati consegnati, ripuliti, solo dopo l’esplosione del blog."
Quella mattina in una delle volanti c'era un defibrillatore. Uno degli agenti aveva anche fatto il corso per poterlo utilizzare. Invece di sentire degli agenti di Polizia ridere maneggiando il portafoglio di Federico, sarebbe stato bello sentirli concitati nel cercare di salvargli la vita con il defibrillatore dopo averne accertato l'arresto cardiaco. Questo significa essere dei professionisti, degli uomini. I picchiatori, non sono degli uomini.
Punto GPS N 14°24.644 W 003°19.699. La solidarietà accesasi intorno al caso di Federico si è materializzata nella costruzione di pozzo per l'approvigionamento di acqua in Mali. Il pozzo, entrato in funzione nell'agosto 2007 e costato 5050 € , è stato finanziato dagli amici di Federico.
Per quanto riguarda i fatti del G8 di Genova, io rimango convinto che un qualsiasi drappello di poliziotti o carabinieri non debba in nessun caso, mai e poi mai, arretrare di fronte a bande di facinorosi, a meno che la ritirata non possa perpetrarsi in modo del tutto composto e tale da alleggerire una situazione pesante. A Genova, nel 2001, ho visto drappelli delle forze dell'ordine ritirarsi in modo caotico e confuso, rendendo le orde di scalmanati ancora più aggressive, come se si stesse giocando al gatto che rincorre il topo. Carlo Giuliani, è morto proprio durante il ritiro caotico del 12° Battaglione Sicilia dei Carabinieri. Se una camionetta dei carabinieri non si fosse trovata isolata e i suoi occupanti non fossero stati colti dal terrore, forse Carlo Giliani sarebbe ancora vivo. Questo la dice lunga sull'impreparazione, delle nostre forze dell'ordine, e sulla responsabilità ancora più grave, di chi in quella occasione, ha messo personale senza esperienza (ad esempio Mario Placanica, il carabiniere che materialmente sparò uccidendo Carlo Giuliani) a fronteggiare una tale situazione. Nessuno mette in dubbio l'aggressività dei manifestanti, ma è anche vero che esistono gli strumenti dissuasivi idonei per non indietreggiare di fronte a centinaia di scalmanati, fino ad arrivare all'estremo rimedio, cioè sparare proiettili di gomma.
Ora che un questore in Italia, si possa permettere di prendere in giro i cittadini dicendo che un agente ha sparato in aria ed un giovane di 28 anni, Gabriele Sandri, contemporaneamente viene colpito al collo da un proiettile e muore, forse diventa imbarazzante per quella che ufficialmente si dice essere una democrazia. Tale episodio la dice lunga sul clima omertoso e autoreferenziale che si respira nella Polizia di Stato.
Gli ultimi episodi hanno visto la polizia distinguersi particolarmente nel manganellare i cittadini che protestavano a Marigliano (NA) per questioni legate allo smaltimento dei rifiuti.
La Polizia, deve rinnovarsi. La cultura del manganello non paga. La violenza crea violenza. Anch'io nel lontano 2002, ho avuto un incontro ravvicinato alle 4 del mattino con una volante della Polizia impazzita. Avevo 22 anni. Voglia di chinarmi al potere arbitrario zero, orgoglio come sempre da vendere. Mi ero fermato dopo essermi imbattuto in un incidente stradale sul Terraglio (strada che collega Mestre a Treviso), in cui non ero minimamente coinvolto. Ero rimasto scioccato dal fatto che avevo visto una persona dolorante venire estratta dalle lamiere. Figuratevi cosa mi successe per aver avuto il coraggio di dire ai due poliziotti della volante che sopraggiunse, che erano in notevole ritardo. Per un paio d'ore, in modo arbitrario sono stato tenuto sotto le intemperie al freddo, anche dopo che i protagonisti dell'incidente e le loro autovetture erano state portate via. Denigrato, trattato come un criminale. Me la volevano far pagare. La pressione psicologica era fortissima. Quella notte era in corso una tempesta. Subii gravi ingiustizie, una per tutte la contestazione della guida in stato d'ebbrezza e relativo sequestro del veicolo, quando quei poliziotti non mi avevano mai visto guidare visto che erano stati chiamati li per un incidente stradale; ingiustizie che mi spinsero per fortuna a non firmare il verbale stillato da quel Poliziotto. Ma a questo mondo a volte esiste una Giustizia. Il medesimo poliziotto nell' Aprile del 2007 venne arrestato per concussione. Per i dettagli clicca qui
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